mercoledì 14 settembre 2016

Il qualunquismo di chi vorrebbe lavoro senza investimenti


Mi capita di leggere, purtroppo spesso, sul web e social network, commenti "benaltristi" che si oppongono per principio agli investimenti dicendo "è una vergogna1!1 con la crisi che c'è spendere i soldi per XX, bisogna spenderli per il lavoro!1!". Bisognerebbe spiegare ai "vergogna!1!" che il lavoro, un po' come la materia, è qualcosa che non si crea dal nulla. Senza investimenti, non si crea lavoro. Non basta andare in cima all'Everest o nella Fossa delle Marianne e gridare a squarciagola "lavoro!!11!!" e questo magicamente si materializza. Il lavoro si crea con gli investimenti, opporsi a qualsiasi investimento, significa precludere la possibilità di creare lavoro. Poi gli investimenti possono essere buoni e/o meno buoni, ma sostenere che non si debba più fare nulla, significa spengere il paese. E' come smettere di dare da mangiare a una persona, la fine è scontata ed inevitabile. Purtroppo la politica, oggi, non ha abbastanza coraggio nel fare investimenti che non sono solo necessari ma indispensabili per lo sviluppo del paese. Così si procede a "ballon d'essai", per vedere come tira il vento, in una politica legata ad "acquistare consenso" nel mercato elettorale che, purtroppo, ben conosciamo e che ci ha portato fino a questo punto. Senza scelte coraggiose, il destino del paese è segnato. Il pubblico deve fare la sua parte e il privato altrettanto: senza investimenti (pubblici e privati) non si uscirà dalla palude e il lavoro, per le nuove generazioni, rischierà di diventare un miraggio.