lunedì 28 novembre 2016

La riforma della Pubblica Amministrazione: la sfida più complessa dell'Italia repubblicana


Riprendo un post che ho scritto circa un anno fa, sulla Riforma della P.A.

Riformare la Pubblica Amministrazione in Italia è probabilmente la più grande sfida che il Paese abbia mai affrontato nella sua storia repubblicana. Poiché non si tratta di modificare e/o innovare una “struttura organizzativa”, ma di cambiare gli italiani, i loro comportamenti, atteggiamenti, modo di vivere e di fare, di approcciarsi con il prossimo, con e nella società. 
Chi pensa che la P.A. e il suo funzionamento siano qualcosa che riguarda solo chi ci lavora si sbaglia di grosso: la Pubblica amministrazione siamo tutti noi, la pubblica amministrazione è lo specchio del paese, è il funzionamento dei rapporti della nostra società, è il pubblico e il privato. Per questo è così difficile da modificare, da riformare, da innovare: riguarda infatti, nel bene e nel male, la vita di tutti noi. Di tutti i tanti "diritti" che con forza si invocano, spesso scordandosi i “doveri”. O quei “privilegi” che vengono scambiati per diritti, e ancora il fatto che ci si indigni e scandalizzi per i "privilegi altrui", senza vedere i propri. Quando si parla di un fenomeno gravissimo quale la corruzione nella P.A. ad esempio, spesso ci si dimentica che se c’è un “corrotto”, deve esserci anche un “corruttore”, e chi “corrompe” lo fa per i propri interessi a scapito di altri (altrimenti, se la subisse, sarebbe estorsione). Riformare la Pubblica Amministrazione, significa cambiare gli italiani. Certo, nessuno si aspetta miracoli (poiché cambiare una società, con la propria cultura ed atteggiamenti che si sono formate nei secoli, è sempre difficile), ma da qualche parte si deve cominciare. Ho scritto spesso, sul mio blog ma anche nella mia tesi di laurea, di Riforma della P.A., talvolta entrando nel dettaglio con proposte concrete. Da dipendente della Pubblica Amministrazione, vivo quotidianamente il suo funzionamento, come tanti altri colleghi vedo cosa funziona e cosa no, cosa e come si potrebbe migliorare. L'impressione è stata sovente che chi andava a normare, non avesse piena coscienza di cosa sia e come funzioni la P.A. italiana, le sue enormi diversità e peculiarità. Si è cercato, errando, di trattare tutti i settori allo stesso modo, per cui un Ente di 5 dipendenti doveva avere il medesimo e rigoroso principio di funzionamento di uno con 50mila, o con risorse economiche disponibili molto diverse tra loro. Spesso si è cercato di normare di tutto e di più, senza comprendere che non è possibile predeterminare qualsiasi tipo di azione umana, controllare variabili che sono infinite. E' stata una sorta di "arroganza normativa", figlia di una cultura giuridica per cui tutto sarebbe determinabile e direzionabile con il solo impiego di norme. Ma le teorie sociologiche della razionalità assoluta, nel resto del mondo, sono state superate da un centinaio di anni. Oggi ciò che principalmente serve (e manca) è il superamento della logica giuridica per cui è la rigorosa implementazione di un procedimento che determina l'azione della P.A., in favore di una governance tesa al conseguimento di risultati che gli anglosassoni chiamano New Public Management. 
L'Italia ha indubbiamente una grande tradizione giuridica, ma è venuto il momento di accogliere anche le istanze di gestione tipiche di altri paesi, senza chiudersi nel proprio modello. Vari tentativi sono stati fatti, ma il NPM in Italia è qualcosa ancora troppo sulla carta: hanno introdotto ad esempio il Piano della Performance, ma in quanti Enti viene applicato così come si fa nelle amministrazioni anglosassoni? Non si può prendere qualcosa da un altro paese e buttarlo dentro al proprio, senza integrarlo e renderlo efficiente. Da questo punto di vista siamo lontani anni luce dalla piena efficienza e il buon funzionamento della P.A., e qui mi sento di spendere una parola, è spesso demandato alla buona volontà di chi ci lavora (non tutti certo, non sarò io a fare il "di tutta l'erba un fascio a rovescio") che si impegnano per conseguire i risultati, nonostante tutte le difficoltà: la burocrazia e i suoi processi farraginosi quando non insostenibili, la carenza di risorse umane ed economiche. Poi certo, c'è anche tutto ciò che non funziona o funziona male (ed è tanto, troppo, nessuno lo vuole negare), talvolta anche a causa di chi nella P.A. ci lavora, ma così come non me la sento assolutamente di fare un elogio sperticato "indiscriminatamente a tutti", neanche credo che sia tutto da buttare via. Come tanti aspetterò i decreti attuativi (nda. alcuni già arrivati, nel frattempo è arrivato anche un pronunciamento della Consulta), li leggerò con attenzione, nella speranza che questo Moloch possa cominciare a modificarsi. Non sarà per niente facile, serve l'impegno di tutti per cambiare l’Italia e, lasciatemelo dire, anche gli italiani.