mercoledì 7 dicembre 2016

Le riforme in Italia, si faranno mai?

(immagine del web: pixabay)

La cosiddetta stagione riformista in Italia è partita, teoricamente, parecchi anni fa. Se guardiamo agli ultimi 20 anni, prima ci fu il fallimento della cosiddetta "Bicamerale" guidata da D'Alema, nel 2001 passò la Riforma del Titolo V, mai però completamente attuata, anche per le varie criticità che si erano generate (soprattutto la conflittualità tra Stato e Regioni, la frammentazione dei sistemi sanitari). Nel 2006 ci fu la bocciatura della Riforma costituzionale promossa da Berlusconi, ora la bocciatura per quella Boschi-Renzi.

Gli Italiani sono un popolo "strano": chiedono, spesso a gran voce, che si "cambi", ma in realtà non vogliono che si cambi (al netto delle questioni di merito). Succede anche nelle elezioni locali: si chiede a gran voce "cambiamento" poi, appena si prova a cambiare qualcosa, ecco che salgono i malumori. Un paese gattopardiano, dove ci si "lamenta" spesso ma a questo punto non si capisce bene di cosa ci si lamenti, poiché la volontà di "cambiare" non si vede. 
Certo, non bisogna "cambiare tanto per cambiare", ma la cosa principale da cambiare sarebbero certi atteggiamenti degli italiani, che gli studiosi hanno definito "familismo amorale", fenomeno fin troppo diffuso.

Più volte ho detto che il problema principale dell'Italia è sociologico, prima ancora che politico: un paese consociativo, con le derive clientelari che ben conosciamo, avrà sempre un'ampia fetta di persone che non vorrà cambiare, poiché le rendite di posizione chi le ha, non le vuole perdere. Poi c'è un'ampia fetta di disillusi silenziosi, che oramai si sono "rassegnati". Sarebbe un bacino importante cui rivolgersi, ma si presta sempre troppa attenzione ai rumorosi.

Ps. qualcuno ha detto che bocciata la riforma costituzionale, che dal mio punto di vista presentava nel metodo e nel merito delle criticità, si potrà lavorare subito a un'altra e poi, probabilmente a un altra, e un'altra ancora, chissà per quanto tempo. Senza che nulla veramente cambi poiché, bisognerebbe chiedersi, gli italiani vogliono veramente cambiare?