lunedì 13 marzo 2017

E se la parte migliore dell'Italia fosse la politica?


La domanda è volutamente provocatoria, ma impone una riflessione: da 20 anni uno dei mantra che si sentono più spesso è l'accusa al politico e ai politici. Pare che tutto sia colpa dei politici, cosicché è un continuo sentire accuse e improperi nei confronti della politica. Ma servirebbe una autocritica: quando si parla di corruzione ad esempio, talvolta dimentichiamo che c'è un corrotto ma anche un corruttore, qualcuno che vuole per sé dei privilegi, calpestando diritti altrui. Siamo tendenzialmente portati a chiedere, a pretendere, talvolta diritti ma altre volte privilegi che vanno a scapito di altri. E se non li otteniamo, ecco che partono le "accuse". Dimentichiamo invece molto spesso che abbiamo dei doveri, doveri civici che sono alla base della democrazia, doveri che vengono prima ancora dei diritti, poiché senza doveri non può esistere alcun diritto.
Qualche giorno fa leggevo sulla bacheca di un giornalista un suo racconto che riportava una discussione cui aveva assistito in tram, con due persone che parlavano tra loro dei politici tutti ladri, tutti farabutti, per poi concludere "e fortuna che grazie a qualche conoscenza, sono riuscito a sistemare i miei figli". Ecco, pensiamo che le "cose sporche" le facciano sempre e solo gli altri, dimenticando quali siano i nostri comportamenti, nei confronti del prossimo e della società.
Credo che l'Italia abbia un problema sociologico molto più grande di quello politico, ma non si ha il coraggio di affrontarlo, poiché è più facile sparare addosso a qualcun altro mentre, sotto sotto, si continua a pretendere i propri privilegi, con il rispetto verso il prossimo e i doveri di cittadinanza, che lasciano troppo spesso a desiderare.